Ritratto di Sonia Giordani: il Cool Hunting come lettura della realtà
C’è chi rincorre le mode. E c’è chi sa ascoltare i segnali prima che diventino rumore.
Sonia Giordani è una di quelle figure rare che vivono nel tempo appena prima dell’adesso, dove si colgono intuizioni, si incrociano estetiche, si decifrano indizi sociali. In un momento in cui le tendenze moda 2025 si costruiscono ben prima delle passerelle, il suo sguardo diventa uno strumento essenziale. Cool Hunter, trend analyst, docente universitaria e consulente per brand e istituzioni, Sonia ha fatto dell’osservazione un mestiere, ma anche una pratica quotidiana, un allenamento mentale, una forma di resistenza.
Nata nel 1977, si divide tra le atmosfere sospese del Trentino e la vitalità stratificata di Madrid.
Da oltre 15 anni osserva il mondo per intercettarne le trasformazioni. Ma come si costruisce uno sguardo capace di anticipare il futuro? “È qualcosa che si ha dentro, ma va educato. È come un muscolo da allenare. Si può diventare cool hunter, sì, ma significa che in fondo lo sei sempre stato.”
Il suo approccio parte dall’antropologia e arriva alla moda, attraversando l’arte, la strada, le subculture. Non si tratta solo di vedere, ma di leggere la realtà. E se è vero che il suo lavoro può apparire sfuggente – “Mi guardano spesso perplessi quando provo a spiegarlo” – Sonia ha imparato che ogni micro-comportamento può raccontare un mondo. Le tendenze non nascono da un abito o da una palette, ma da una vibrazione collettiva, da un’esigenza sociale, da un’urgenza invisibile.
Quando la moda diventa solo estetica, è destinata a sparire. Una tendenza passeggera, spinta da un TikToker o da una serie Netflix, può accendersi come una fiamma e spegnersi in una stagione. “I trend virali sono come glitter su una superficie: belli, ma non lasciano traccia. Un vero movimento invece ha radici profonde. È politico, culturale, rivoluzionario. E anche se cambia forma, non scompare.”
Le scoperte più sorprendenti spesso arrivano così, da una connessione inattesa. Qualche anno fa, Sonia si è imbattuta in Lenin Tamayo, artista peruviano che fonde il linguaggio del K-Pop con quello del Quechua, creando la Q-Pop. “Era un ragazzo con pochi follower, si vestiva da solo, ballava con due amiche. Ora è una star in tutto il Sud America. In lui c’era tutto: tradizione, modernità, globalizzazione e identità locale. Mi si è aperto un mondo. Sono ancora una sua fan.”
(IG: @lenintamayoqpop)
La sua sensibilità è la chiave. Quando qualcosa la colpisce, lo sente subito. Non serve una sfera di cristallo. Serve fidarsi delle sensazioni. Come quando si incontra qualcuno per la prima volta e si capisce, senza sapere perché, che quella persona avrà un impatto. “Il cool hunting funziona allo stesso modo: si parte da un’emozione. E poi si costruisce un’ipotesi.”
Anche la città in cui si trova non cambia il modo in cui osserva. Parigi o un paesino di provincia, non fa differenza. “L’osservazione è un’attitudine mentale. Cambia lo sfondo, non lo sguardo.” A colpirla, spesso, non è il look perfetto ma un dettaglio fuori posto: una pettinatura sbagliata, un atteggiamento inaspettato, un oggetto curioso. Qualcosa che sfugge agli altri ma parla chiaro a chi sa leggere il presente con gli occhi rivolti al futuro.
Certo, il gusto personale va messo da parte. “Non è facile, soprattutto se vieni da un mondo creativo e di nicchia. Ma l’osservazione riguarda le persone comuni. Tutti possono essere cool, basta saperli guardare.” Alla fine, il compito è quello di decodificare segnali, tradurli in intuizioni concrete e proporle a chi lavora nella moda, nel design, nei media.
È qui che entra in gioco la strategia. Perché se da un lato l’intuizione guida, dall’altro serve costruire una narrazione credibile. “Si creano delle necessità dove non esistono. Questo fanno i creativi. Ma per riuscirci, devi capire dove sta andando il gusto collettivo. Solo così la tua proposta sarà accolta.” La lezione che ripete spesso ai suoi studenti è semplice e potentissima: “Imparate a conoscervi. Non seguite i trend: inventateli, piegateli su di voi. Solo così sarete liberi.”
Oggi Sonia guarda con attenzione ai segnali della Generazione Z e Alpha: il loro rifiuto delle vecchie strutture, la fluidità identitaria, il rapporto nuovo con il lavoro e la tecnologia. E resta affascinata dal fermento culturale del movimento BIPOC, dove creatività, rivendicazione e futuro si intrecciano. “È lì che accadono le cose più interessanti, sia nella moda che nell’arte. È la vera contemporaneità.”
Se dovesse raccontare se stessa con un’immagine, Sonia sceglierebbe un’estetica precisa, nitida, quasi cinematografica: “Un film di Sofia Coppola, come Il giardino delle vergini suicide. Qualcosa di cute e drammatico, rosa e vintage, un po’ kitsch ma profondamente poetico.”
Ed è proprio così che ci appare il suo sguardo: romantico ma lucido, visionario ma concreto. Capace di trasformare un dettaglio fuori contesto in una rivoluzione estetica. In un mondo che ci vuole omologati, Sonia Giordani ci invita a osservare meglio. E a scegliere chi essere, prima che qualcun altro lo faccia per noi.
