«Una stanza non è un luogo fisico: è lo spazio in cui il pensiero trova la sua forma. È l’atto originario di rivendicare la propria presenza al mondo».
Per la SS27, Alberto Zambelli non costruisce semplicemente una collezione, ma uno spazio. Un luogo senza coordinate fisiche, definito dalla materia, dalla distanza e dal silenzio. THE ROOM nasce dall’incontro tra la ricerca intellettuale di Virginia Woolf e la filosofia orientale del vuoto, trasformando l’abito in una forma di architettura intima e portatile.
Il riferimento è A Room of One’s Own, il saggio pubblicato da Woolf nel 1929, dove la stanza diventa metafora di indipendenza, possibilità e spazio mentale. Zambelli ne assorbe il significato più profondo e lo trasporta sul corpo: la stanza non è più un ambiente da abitare, ma un perimetro mobile da costruire attorno a sé.
Il capo diventa così una soglia. Un volume leggero che protegge senza isolare, che definisce senza costringere. Attraverso la lavorazione a manichino, i tessuti si allontanano dalla pelle creando una distanza d’aria, uno spazio vuoto che diventa parte stessa della silhouette. L’abito non aderisce semplicemente al corpo: lo circonda, lo accompagna, ne preserva una zona di silenzio.
È qui che la ricerca di Zambelli incontra il concetto cinese di 空, Kōng, il vuoto inteso non come assenza, ma come spazio carico di significato. Come nella pittura tradizionale a inchiostro, dove ciò che non viene dipinto contribuisce tanto quanto ciò che viene rappresentato, anche nella collezione il vuoto diventa materia progettuale. È ciò che permette alla forma di respirare.
La silhouette si costruisce quindi per sottrazione. Le linee a ruota, tunica, kimono e uovo generano forme sospese, cocoon, capaci di contenere il corpo senza definirlo attraverso una costrizione. La geometria lascia spazio al movimento e la sartorialità assume una dimensione quasi architettonica.
Il fresco lana tecnico color calce introduce una nuova idea di tailoring, asciutta e sofisticata, mentre la plissettatura irregolare nelle tonalità china e zolfo si trasforma attraverso pieghe di matrice origami. Il tessuto registra il movimento del corpo e lo restituisce attraverso una superficie scultorea, mutevole.
Il cotone rigato pergamena e china in jacquard viene invece tradotto in costruzioni volumetriche che amplificano la silhouette, tra forme a ruota e proporzioni cocoon. La seta porta il discorso verso una dimensione più fluida: nel kimono morbido e avvolgente segue il corpo senza interromperne il movimento, mentre la paillette dall’effetto madreperla introduce una luminosità discreta, quasi atmosferica.
La seta iromuji, legata a un’antica tradizione orientale, incontra infine il fresco lana nella profondità del mogano. Materia e fluidità si sovrappongono, creando un contrasto che non cerca spettacolarità, ma equilibrio.
La palette si muove tra calce, pergamena, epidermide, china, zolfo, ossidiana e mogano. Toni minerali e organici che sembrano appartenere a un ambiente sospeso, più vicino a una superficie architettonica che a un paesaggio.
Anche gli accessori partecipano alla costruzione di questo spazio mentale: cuffie in lattice, gioielli in cristallo e lavorazioni in bronzo a cera persa diventano elementi puntuali di una grammatica visiva ridotta all’essenziale.
In THE ROOM, l’estetica di Alberto Zambelli raggiunge una dimensione quasi rituale. La moda non è più soltanto ciò che avvolge il corpo, ma ciò che permette al corpo di occupare uno spazio secondo le proprie regole. Una scultura morbida, intima, capace di trasformare il quotidiano in un esercizio di presenza.
La stanza di Zambelli non ha pareti. Esiste nella distanza tra pelle e tessuto, nel vuoto lasciato intenzionalmente aperto, nella possibilità di sottrarsi per un momento al rumore esterno.
È uno spazio scelto. E, proprio per questo, uno spazio proprio.
