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Quando l’abito diventa identità

2 Luglio 2026

Intervista di Elena Viccari

Dentro la collezione Archetipo di Sara Andorno, dove architettura, artigianalità e femminilità si incontrano per dare forma a un nuovo linguaggio del vestire.

Ci sono collezioni che seguono il tempo della moda e altre che scelgono di rallentarlo. Archetipo, il nuovo progetto di Sara Andorno, appartiene senza dubbio alla seconda categoria.

In un panorama dominato dalla velocità, dove la novità viene spesso confusa con l’innovazione, Andorno propone una visione diversa. Una moda che nasce dall’osservazione prima ancora che dalla tendenza, dalla costruzione prima che dalla decorazione e dalla convinzione che un abito possa fare molto più che vestire un corpo. Può raccontarlo. Può sostenerlo. Può renderne visibile l’identità.

Il suo processo creativo inizia molto prima della scelta di un tessuto o della definizione di una silhouette. Inizia da un’idea di spazio.

Prima di fondare Andorno Studio, Sara Andorno studia architettura in Svizzera, un percorso che ancora oggi rappresenta la matrice del suo modo di progettare. Se molti designer partono dalla forma, lei parte dalla struttura. L’architettura le insegna a ragionare in termini di proporzioni, equilibrio, tensione e sostegno: principi che oggi ritornano in ogni cartamodello, in ogni costruzione sartoriale, in ogni dettaglio. Il corpo non è una superficie da decorare, ma uno spazio vivo da comprendere e valorizzare.

Questa sensibilità si consolida attraverso gli studi di fashion design e modellistica a Milano e si arricchisce grazie all’esperienza nel mondo del costume teatrale. È lì che la moda smette di essere soltanto un esercizio estetico e diventa un linguaggio capace di costruire personaggi, raccontare emozioni e trasformare la percezione senza bisogno di parole.

Nasce così Andorno Studio, sintesi naturale di un percorso fatto di ricerca, tecnica e immaginazione. Un progetto che non si limita a creare abiti, ma riflette sul rapporto tra il corpo, lo spazio e l’identità.

Questa visione trova la sua espressione più compiuta in Archetipo.

La collezione non nasce dall’idea di una musa ideale, ma dall’ascolto di donne reali. Nel dialogo quotidiano con clienti e collaboratrici emerge con forza un’esigenza condivisa: il desiderio di trovare capi che non si limitino a vestire una taglia, ma che sappiano rispettare proporzioni, personalità e presenza. La questione non riguarda soltanto la vestibilità. Riguarda il riconoscersi.

Da questa riflessione prende forma la domanda che attraversa l’intera collezione: e se un abito non dovesse trasformare una donna, ma semplicemente permetterle di riconoscersi?

La risposta risiede nel concetto di archetipo.

Nel lavoro di Sara Andorno l’Archetipo non è una figura da interpretare, ma una presenza invisibile che accompagna il capo fin dalla sua progettazione. Lilith, Asteria, Perselia ed Eclipse non sono semplici nomi. Sono identità, energie, modi differenti di abitare il proprio corpo e il proprio spazio. Ogni abito racchiude una personalità silenziosa che prende vita solo nell’incontro con chi lo indossa.

Ne emerge un’idea di femminilità lontana dagli stereotipi. Una femminilità fatta di contrasti, dove forza e vulnerabilità convivono, così come luce e ombra, rigore e delicatezza. Gli abiti non chiedono alla donna di diventare qualcun altro. Le offrono piuttosto uno spazio in cui esprimere ogni sfumatura della propria identità.

In questo senso, la moda smette di essere una trasformazione.

Diventa un riconoscimento.

Ed è forse proprio questa la rivoluzione più silenziosa della collezione Archetipo: ricordarci che l’identità non è qualcosa da costruire ogni giorno, ma qualcosa che aspetta soltanto la forma giusta per potersi manifestare.