articoli archive runway contatti

Raccontare col corpo, cucire emozioni: l’universo stratificato di Irene Pirrone

30 Maggio 2025

Intervista di something


Deprecated: Using null as an array offset is deprecated, use an empty string instead in /home/feralmn/www/wp-includes/class-wp-block-type-registry.php on line 168

Deprecated: Using null as an array offset is deprecated, use an empty string instead in /home/feralmn/www/wp-includes/class-wp-block-type-registry.php on line 168

Deprecated: Using null as an array offset is deprecated, use an empty string instead in /home/feralmn/www/wp-includes/class-wp-block-type-registry.php on line 168

Deprecated: Using null as an array offset is deprecated, use an empty string instead in /home/feralmn/www/wp-includes/class-wp-block-type-registry.php on line 168

Deprecated: Using null as an array offset is deprecated, use an empty string instead in /home/feralmn/www/wp-includes/class-wp-block.php on line 295

Deprecated: Using null as an array offset is deprecated, use an empty string instead in /home/feralmn/www/wp-includes/class-wp-block-type-registry.php on line 168

Deprecated: Using null as an array offset is deprecated, use an empty string instead in /home/feralmn/www/wp-includes/class-wp-block-type-registry.php on line 168

Deprecated: Using null as an array offset is deprecated, use an empty string instead in /home/feralmn/www/wp-includes/class-wp-block-type-registry.php on line 168

Deprecated: Using null as an array offset is deprecated, use an empty string instead in /home/feralmn/www/wp-includes/class-wp-block-type-registry.php on line 168

Deprecated: Using null as an array offset is deprecated, use an empty string instead in /home/feralmn/www/wp-includes/class-wp-block-type-registry.php on line 168

Estetica massimalista, radici punk e un’urgenza narrativa profonda: la designer e creative director trasforma ogni look in un atto emotivo e radicale.

“Non amo vestire una modella. Amo raccontare storie.”
Irene Pirrone non crea moda. Costruisce scene. Compone stratificazioni di pensiero, tessuti e corpi come fossero pagine di un diario visivo.

I suoi lavori non si guardano: si attraversano. Si leggono con gli occhi socchiusi, come faceva al liceo per capire se un’immagine era in equilibrio. E solo quando quel tutto sfuocato vibra in armonia, allora – e solo allora – è pronto.

L’arte come urgenza emotiva

Massimalista, emotiva, ossessiva nei dettagli. L’estetica di Irene è un’esplosione pensata a tavolino. Righe, pattern contrastanti, volumi novecenteschi e un’anima punk che si esprime nella sovrapposizione di elementi solo apparentemente casuali. “È tutto ragionato”, racconta, “ma voglio che sembri un’esplosione naturale.”

Per Irene, ogni composizione nasce da un’urgenza profonda: parlare di sentimenti, repressioni, strutture sociali interiorizzate. La moda non è superficie. È racconto, riflessione, possibilità di riconoscersi in un’immagine che va oltre il visibile.

Un’estetica che nasce dal silenzio

Il suo linguaggio estetico ha radici profonde. “Non ho mai potuto raccontarmi nel sociale. Qualcuno decideva per me cosa dovevo essere. Così ho imparato a raccontarmi con l’immagine.”

A dodici anni inizia a costruire un linguaggio visivo che oggi è cifra stilistica: riconoscibile, radicale, sincero. L’arte, per lei, è l’unico spazio in cui la voce prende forma.

Volti alieni, tessuti parlanti

Nei volti, cerca emozioni non scontate. Ama ciò che è alieno, non convenzionale. Nelle pose, costruisce narrazioni implicite. I tessuti – le righe, le fantasie mescolate – parlano per chi non può. Lo styling, spiega Irene, “è fondamentale.

I colori raccontano, i volumi parlano”. Anche il set diventa narrazione, espande il linguaggio del corpo e fa emergere la scena come atto completo.

La composizione è istinto

“Non riesco a spiegare quando funziona. Ma lo sento.”
C’è un gesto ricorrente, quasi scaramantico: socchiude gli occhi. Se l’immagine è ancora armoniosa, sfocata, allora è pronta. È un momento quasi sacro, in cui l’istinto guida la ragione.

Due editoriali come manifesto

Tra i lavori più significativi, Irene cita Nuances e Searching (wrong way).
Il primo è una riflessione visiva sulle sfumature emotive dei giovani creativi. Una generazione intrappolata tra sovraccarico di stimoli e mancanza di riconoscimento.

I colori, i set, i corpi parlano di vulnerabilità, di quella zona d’ombra in cui si è presenti ma non visti.

Searching (wrong way) è una dichiarazione disperata: racconta la sensazione di trovarsi nel posto sbagliato.

Ambienti ostili, corpi stratificati di layer che simboleggiano impulsi creativi repressi. Ma anche un messaggio forte: le risposte sono dentro, non fuori.

Né stilista, né set designer: una narratrice

Si definisce più vicina alla figura di creative director. Ma rifugge le etichette.

“Il mio lavoro è costruire narrazioni. Lo styling è essenziale per raccontare un’emozione. Il set rende leggibile il pensiero. Ma sono strumenti, non gabbie.”
Il corpo, infine, non è mai oggetto. È tramite. È messaggero di un desiderio che non vuole esporre, ma evocare.

Il futuro? Nessuno spoiler

Alla domanda su cosa costruirebbe senza limiti di budget o tempo, Irene sorride: “No spoiler”. Ma lascia intendere che si tratterebbe di qualcosa di totale.

Perché l’estetica, per lei, non è mai fine a sé stessa. È sempre un linguaggio.

E ogni opera, un tentativo di farci rallentare, sentire, riconoscere.